
Un pò di storia della Fiera della Maddalena

LA MADDALENA”:
UNA FIERA CON RADICI MILLENARIE
Fu
agli albori dell’era cristiana, quando la Chiesa caiatina muoveva i suoi
primi passi religiosi, amministrativi e politici, che ebbe origine la “Fiera
della Maddalena”. La Diocesi di Caiazzo estendeva la sua giurisdizione
ecclesiastica su un territorio che, allora, comprendeva trentasei casali e
che daranno, poi, origine ai comuni di Piana di Caiazzo, Alvignano,
Ruviano, Formicola, Castel Campagnano, Castel di Sasso, Pontelatone,
Dragoni, Villa Liberi e Baia e Latina . La Chiesa ed i Signori di Caiazzo,
che a fasi alterne provvedevano al governo del territorio, avevano fissato
per il 22 di Luglio di ogni anno, in occasione della festa di Santa Maria
Maddalena, molto venerata dai caiatini, il giorno della riscossione delle
tasse e la consegna del raccolto. Avveniva così che, dai trentasei casali,
muovevano, alcuni giorni prima del 22 di luglio, a piedi, con carri,
derrate e bestiame vario, i fittuari e i coloni sparsi nei casali. Quelli
che giungevano prima, in attesa dell’evento, sostavano fuori le mura
davanti alla Porta Vetere, una delle quattro porte della Città; si
accampavano con bestiame e derrate sulla collinetta di S.Giovanni e lì, in
attesa della “Maddalena”, davano vita al “baratto” di prodotti e di
bestiame. Il baratto continuava con più vivacità anche dopo la consegna
del dovuto ai vari padroni, in particolare se, fittuari e servi venivano
gratificati dai loro signori con parte del raccolto e del bestiame. La
vivacità degli scambi era notevole con gli artigiani locali che fornivano
loro attrezzi da lavoro, indumenti ed altro di cui avevano bisogno. Ancora
oggi c’è l’usanza in Caiazzo, ed in gran parte del suo territorio, di
pagare fitti di terreni ed abitazioni, soprattutto quelli di proprietà
della Chiesa, il 22 di luglio, nel giorno della festa di S.Maria
Maddalena. Fino al 1942 e, dal 1948 al 1960, tra il 18 ed il 24 luglio,
salve le interruzioni momentanee dovute a guerre ed altre calamità, ogni
anno la collinetta di S. Giovanni veniva invasa dal bestiame: bovini,
ovini, animali da cortile; non mancavano i cavalli, gli asini e i muli. “U
Sanzane” – cioè il mediatore – era il personaggio che mediava tra
acquirente e venditore sino a quando non si giungeva a un prezzo che
metteva d’accordo le due parti. Per stabilire l’accordo, l’anticipo, “ ’u
caparre”, stretto tra le mani, era fatto muovere come in uno scampanio dal
“u’sanzane” che diceva: “Une, dduje e tre e reste fatte”. Se il venditore
accettava l’anticipo, l’affare era concluso. In un manifesto del 1881,
gelosamente conservato presso gli archivi storici della città di Caiazzo,
il Sindaco di allora - Notaio M. De Pertis – annunziava pubblicamente che
nella città si sarebbero celebrate annualmente sei fiere, per ciascuno dei
mesi di maggio-giugno-luglio-agosto-settembre ed ottobre. Tra queste, la
Fiera della Maddalena. Il testo: “Le adiacenze, ove è solito tenere le
fiere, sono state ornate di numerose piante, e provviste alla escavazione
di due pozzi, con vasche per abbeverarvi gli animali senza incontrare
alcuna spesa. Questi miglioramenti rendono più agevole il concorso degli
avventori, i quali troveranno nella cittadinanza, e nelle autorità, tutta
la necessaria ospitalità ed assistenza”. Questo si legge nel manifesto
che, nel seguito fissa le tariffe per l’occupazione del suolo: “Per ogni
buve, vacca o cavallo Cent. 0,80 – Per ogni allievo poppante dell’indicata
specie Cent. 0,40 – Per ogni “majale” Cent. 0,25 – Per ogni pecora o capra
Cent. 0,15”. Il ricordo, mai spento della vecchia fiera della Maddalena,
si tramanda da padre in figlio, da nonno a nipote – ed è ancora vivo. Ecco
come lo racconta un anziano contadino della frazione di Cesarano:
”centinaia di capi di bestiame muggente e belante all’ombra degli ulivi
della collinetta di S. Giovanni, di allevatori e contadini, mediatori,
zingari, venditori ambulanti di granite al limone, venditori di angurie
rosso fuoco, le urla, il sudore, le abbeverate degli animali nelle vasche
pompate dal pozzo, là, “fuori la pompa”. E poi: “ Le urla, le esultanze,
il canto e le grida dei venditori; le immancabili risse e, qualche
coltellata. Gli zingari che sostavano presso il portico detto ancora oggi
“degli zingari” provvedevano a ferrare gli animali; ed infine le
osterie stracolme di clienti che gustavano l’immancabile “trippa e
suffritto” innaffiandola con abbondanti litri di rosso nostrano”.
Un’ultima cosa, non meno importante, si faceva in occasione della
“Maddalena”. Si stipulavano i contratti di matrimonio.
