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Il Museo
etnografico "Kere" delle tradizioni contadine e popolari è stato
aperto nel luglio del 1997. Per la sua istituzione è stato
appositamente costituito il Gruppo di volontariato omonimo sul finire del '94
per volere del prof. Augusto Russo che ne è l'animatore e il coordinatore.
L' idea prende le
mosse dal 1990, con l'attuazione dell'art. 23 della legge regionale della
Campania n.67/88 sull'occupazione giovanile, allorquando il prof. Russo coordinò
un gruppo di giovani per una ricerca, durata 12 mesi, intorno alla civiltà e
alla cultura contadina, passando attraverso la fondazione, sei anni fa,
dell'Associazione "Kere", gruppo di volontariato, con la finalità di
istituire e gestire in Caiazzo un Museo Etnografico zonale - considerata
l'omogeneità geografica, morfologica, litologica ed economica del Caiatino -
della cultura e delle tradizioni contadine e popolari.
I risultati
conseguiti sono così soddisfacenti ed entusiasmanti, avendo registrato in tre
anni oltre diecimila visitatori, da distogliere da qualsiasi scoraggiamento e da
indurre a proseguire senz’altro il lavoro: il Gruppo che gestisce il Museo,
infatti, si propone non solo di ampliarlo con il recupero di nuovi spazi e
l’aggiunta di numerosi altri oggetti e testimonianze delle tradizioni popolari
e contadine la cui ricerca prosegue senza soste da parte dei volontari
collaboratori che sacrificano per questo una buona fetta del proprio tempo
libero, ma anche di organizzarlo nella distribuzione del materiale in modo tale
da conferirgli una valenza quanto più scientifica e didattica possibile con
cartelli introduttivi ad ogni sezione, didascalie e immagini esemplificative
della funzione e dell’uso dei vari oggetti. Altro obiettivo che il Museo
intende raggiungere in breve tempo è quello di tentare il coinvolgimento
dell’Amministrazione della città, che si è fregiata del titolo di "Città
dell’olio", nella realizzazione di un progetto che preveda
l’acquisizione di un frantoio (prima che vada perduto!) da restaurare per
farne non solo una sezione del Museo ma un simbolo della città e della sua
vera, autentica vocazione economica: il turismo, l’agriturismo e
l’agricoltura con la produzione di un olio di qualità.
Il Museo dal 22 al
31 luglio 1998 si è proposto anche come sala espositiva dell’importante
mostra fotografica di G. Russi, ultimo erede del primo e più importante studio
fotografico di Terra di Lavoro, intitolata "Tuguri" e curata da Luca
Sorbo che ha ristampato dai negativi originali le quindici immagini in mostra,
splendide e cariche di malinconiche suggestioni; ha inoltre sponsorizzato la
sezione relativa al tema della civiltà contadina del concorso fotografico
"Casa Hirta" indetto dalla Società Fotografica Casertana e dedicato
al grande fotografo casertano, recentemente scomparso novantenne.
Attualmente nella
sala riservata alle mostre, il Museo custodisce la ricerca prodotta dagli
studenti delle scuole della città nell’ambito della "VIII Settimana
della Cultura Scientifica e Tecnologica" organizzata dalla Sezione
Didattica della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici
e Storici per le Province di Caserta e Benevento, con la collaborazione dei
Provveditorati agli Studi, degli Ispettori Tecnici Scolastici, delle Direzioni
Didattiche, di Istituti e di Scuole delle Province di Caserta e Benevento. Tale
ricerca è stata esposta nella mostra allestita in Caserta, Palazzo Reale, Sala
Bianca dall’8 aprile all’8 maggio 1998.
Lungo sarebbe
l’elenco delle persone, sia all’interno che all’esterno
dell’Associazione, alle quali indirizzare un doveroso e riconoscente
ringraziamento per l’opera svolta a favore e per la crescita di questa
iniziativa, si rischierebbe di ometterne qualcuno, facendogli grave torto! Ci si
astiene quindi dal farlo non senza, però, aver prima ricordato, anche per
smentire il luogo comune della loro indifferenza e impartecipazione, che non
pochi giovani, rinunziando a molte ore di svago, il sabato e la domenica
concorrono non poco a tenere aperto il museo per i visitatori che sempre più
numerosi, percorrendone le sale, si immergono nelle atmosfere malinconiche e
suggestive di tempi andati per sempre.
Nella fase attuale
l'allestimento va superando l'iniziale configurazione di mostra, allorquando gli
oggetti erano stati sistemati senza una scansione settoriale, e va assumendo
quella di museo vero e proprio. Si avvia, così, ad essere portato a compimento
il progetto che prevede la distribuzione del materiale raccolto e soprattutto
quello da raccogliere presso i tanti donatori che, entusiasti
dell'iniziativa, ne hanno dichiarato la disponibilità, in un ordine che
conferisce valenza scientifica e didattica all'istituzione, finalizzata alla
divulgazione della storia dei contadini e delle classi popolari del caiatino,
della loro vita, del lavoro, dei cicli produttivi (descrizione illustrativa
della coltivazione e delle fasi di lavorazione delle olive, dell'uva, del grano,
della canapa, ecc., ad esempio), dei costumi e delle usanze.
Molto è il
materiale raccolto e/o censito come: aratri in legno e in ferro, vomeri, gioghi,
erpici in legno e in ferro, falci, correggiati, rastrelli in legno e in ferro,
seghe, misure per grano e per olio, torchi, contenitori per grano, per vino, per
olio, madie, carri, falciatrici, calesse, ceste, utensileria per falegname,
calzolaio, fabbro, ecc., mobili, indumenti, oggetti di vario genere e per usi
vari. Circa 200 schedature per tipologia, circa 1000 fotografie, circa 1000
questionari compilati.
Sono state, inoltre
raccolte notizie sui seguenti argomenti: abitudini, attrezzature agricole,
battesimo, canti popolari, cicli produttivi e fasi di lavorazione, erbe
officinali per la cura di animali e uomini, feste, filastrocche, formule
magiche, frantoi, giorni favorevoli e giorni sfavorevoli, malattie, matrimonio,
mestieri, morte, mulini, pratiche cerimoniali, presagi, proverbi, racconti
popolari, rapporti di lavoro, riti propiziatori, scongiuri, sogni, strumenti
musicali, tempo libero, usanze.
Naturalmente la
sistemazione di tutto ciò è strettamente subordinata oltre che alla buona
volontà di coloro che amano questo progetto, alla disponibilità di risorse
finanziarie volte al recupero di altri spazi e al loro adeguamento a questa
nuova funzione all'interno della complessa struttura già menzionata, ricordando
che il museo intende dotarsi anche di sale per biblioteca e per audiovisivi.
Va,
infine, ribadito e sottolineato che l'iniziativa oltre a costituire un
viaggio nella memoria per i meno giovani e la scoperta di un mondo scomparso per
i più giovani, rappresenta sia una valida proposta e un indiscutibile
stimolo per una forse unica possibilità di sviluppo economico della nostra
terra che un forte segnale per il recupero e il riuso degli abbandonati e
degradati contenitori delle Opere Pie Riunite di Caiazzo.
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